Cosa significa davvero comprare consapevolmente (e perché non serve essere perfetti)
- Veronica L'angolo Di Berenike
- 17 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Gennaio è sempre un mese strano.
Le feste finiscono, la casa torna silenziosa, le luci si spengono piano piano. Rimane quel momento sospeso in cui sentiamo il bisogno di fare spazio. Non solo negli armadi, ma anche nella testa.
È il mese dei buoni propositi, sì.
Liste mentali, promesse sussurrate, “da ora in poi cambierò questo..."
Gennaio per me è soprattutto il mese delle domande.
Quelle che arrivano la sera, quando tutto rallenta e non c’è più nulla da dimostrare.
Domande semplici, ma profonde.
Che riguardano anche il modo in cui viviamo, come andremo ad affrontare il nuovo anno.
E una, puntuale, torna sempre:
Cosa significa davvero scegliere in modo consapevole?
Per molto tempo ho pensato che “consapevole” volesse dire fare tutto nel modo giusto.
Zero errori. Zero contraddizioni.
Solo materiali perfetti, solo scelte impeccabili.
Poi ho capito che non funziona così.
E soprattutto: non deve funzionare così.
Comprare consapevolmente non significa smettere di comprare.
Non significa vivere con sensi di colpa.
Non significa essere sempre all’altezza di uno standard impossibile.
Significa, piuttosto, fermarsi un attimo prima di scegliere.
Chiedersi:
– Ne ho davvero bisogno?
– Mi rappresenta?
– Durerà nel tempo?
E se la risposta è sì, allora va bene così.
Nel mondo della moda sostenibile spesso ci sentiamo dire cosa non fare.
Non comprare questo.
Non usare quello.
Non sbagliare.
Io credo invece che la sostenibilità abbia bisogno di meno rigidità e più umanità.
Perché siamo persone, non etichette.
E le persone cambiano, imparano, migliorano un passo alla volta.
Quando ho iniziato a lavorare con materiali naturali come il sughero, il Piñatex e la pelle di cactus, non l’ho fatto per essere “perfetta”.
L’ho fatto perché sentivo che quei materiali raccontavano qualcosa che mi somigliava di più.
Raccontavano di natura, di trasformazione, di rispetto.
Raccontavano una bellezza meno urlata, ma più profonda.
Ogni mia borsa, ogni mio accessorio nasce così:
non come risposta a una tendenza, ma come scelta ponderata.
Pochi pezzi, pensati per accompagnare la quotidianità, non per riempire un armadio.
Essere consapevoli, per me, significa anche accettare i limiti.
Del tempo.
Delle energie.
Della vita reale.
Significa sapere che non tutto sarà sempre perfetto, ma che può comunque essere fatto con cura.
Forse il punto non è fare di più.
Ma fare meglio.
Scegliere un oggetto che durerà.
Scegliere di informarsi.
Scegliere di comprare meno, ma con più intenzione.
Anche una sola scelta alla volta può fare la differenza.
Soprattutto se è una scelta che ti somiglia.
Se gennaio è il mese dei nuovi inizi, allora mi piace pensarlo così:
non come una corsa verso la perfezione,
ma come un invito alla lentezza,
all’ascolto, alla coerenza possibile.
Perché la sostenibilità non è una gara.
È un percorso.
E va bene iniziare da dove sei.
Berenike












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